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Uno Sguardo Su

La diffusione delle biblioteche in Italia

Lettori si nasce, o si diventa? Non è domanda oziosa, come la lettura non è solo un futile diversivo dagli impegni quotidiani, perché leggere, a partire dalla prima scolarizzazione, è essenziale per sviluppare fantasia, creatività e discernimento, aumentare il rendimento scolastico e dotarsi di competenze linguistiche che saranno indispensabili non solo in campo lavorativo, ma anche come fonte di gratificazione personale. A scanso di ogni determinismo, un accesso libero alla cultura e una rete efficace di servizi pubblici sono fattori che possono favorire da parte di chiunque l’approccio alla lettura. Eppure i più recenti dati Istat, secondo l’analisi di Openpolis, ci dicono ancora che i bambini che nascono in una famiglia di lettori hanno due possibilità su tre di appassionarsi alla lettura a loro volta, mentre solo una minoranza di figli di genitori che non leggono diventeranno lettori. A condizionare il verificarsi o meno di questa possibilità sono innanzi tutto le diseguaglianze economiche, che spesso si associano a quelle geografiche: il Sud legge di meno, in particolare nella fascia d’età 6-17 anni, la più critica secondo l’allarme lanciato da Save the Children che, in collaborazione con l’Università Tor Vergata di Roma, ha condotto nel maggio scorso uno studio su Povertà educativa e resilienza in Italia. Alla Sicilia il primato “nero” di una percentuale altissima, il 72,6% di minori che non hanno letto neanche un libro nell’anno di indagine oltre l’ambito scolastico; più virtuosa la provincia autonoma di Trento, dove la percentuale scende al 32,6%, un terzo della popolazione di riferimento. Il Lazio mantiene una posizione piuttosto alta, con il 56,3% di minori che non hanno letto libri.
Per arginare questo fenomeno di “dispersione intellettuale” e “trasmissione ereditaria” della povertà, diventa fondamentale il ruolo delle biblioteche pubbliche che in Italia sono circa 5.800, a cui se ne aggiungono altre 1.300 circa tra comunali e parrocchiali non specializzate che consentono una libera fruizione, in particolare da parte dei più giovani. I dati riportati, però, lasciano l’amaro in bocca: la regione Lazio occupa infatti l’ultima posizione per numero di biblioteche pubbliche ogni mille abitanti, che non supera la soglia dell’unità (0,56), in testa la Valle d’Aosta con 3,9, secondo posto per il Molise (3,39). Degna di nota anche la terza posizione della Sardegna con 2,27 biblioteche/1.000 ab., un vero e proprio “caso”, secondo quanto riportato nell’ultimo Rapporto annuale Federculture pubblicato da Gangemi (2018): grazie a «investimenti di lungo periodo realizzati dalla Regione Sardegna sulle biblioteche di base, il livello dei servizi delle biblioteche pubbliche sarde è in molti casi di ottima qualità», con la conseguenza che qui si legge quasi il doppio rispetto alla media delle altre regioni del Sud.