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Federculture -La lettura di libri in Italia: squilibri e ritardi

La lettura è un valore riconosciuto da cui dipende la crescita intellettuale, sociale ed economica di una comunità. Così in apertura dell’avviso pubblico per il progetto “Città che legge” 2018-19, indetto dal Centro per il libro e la lettura del Mibact in collaborazione con l’Anci e rivolto a tutti i Comuni italiani: una sperimentazione virtuosa in cui per la prima volta si tenta un coordinamento tra governo centrale e amministrazioni locali coinvolgendo tutta la “filiera del libro”, dagli editori ai venditori agli organizzatori di festival ed eventi dedicati al settore. È una delle buone pratiche evidenziate nel 14° Rapporto annuale Federculture 2018, rese possibili anche grazie all’istituzione, con la legge 96/2017, art. 22, c. 7-quater, di un Fondo di 1 milione di euro l’anno destinato alla promozione della lettura, con l’obiettivo di «potenziare il funzionamento dei sistemi bibliotecari locali». L’iniziativa è stata un vero successo, secondo quanto riferito nel Rapporto: nel 2018 sono stati riconosciuti 450 Comuni “che leggono” di cui 71 solo in Puglia, che conquista il record della Regione con il maggior numero di città ammesse (34 nel Lazio, 36 in Lombardia). Tuttavia, secondo l’allarme lanciato da Federculture alla luce dei più recenti dati Istat, nel nostro paese si legge poco (solo il 42% degli italiani ha letto almeno un libro nel corso dell’anno di indagine al di fuori dell’ambito scolastico o lavorativo), e il trend negativo avviato nel 2010 non accenna ancora a cambiare rotta. Lacune e ritardi «preoccupanti» si determinano soprattutto in rapporto ad alcuni fattori quali il livello di istruzione, il condizionamento familiare e il contesto urbano e geografico, che vede la quota di lettori scendere di ben tredici punti percentuali tra città metropolitane e i piccoli centri, mentre il Sud, seppure con alcune significative eccezioni, risulta fortemente penalizzato anche a causa della trascuratezza e abbandono in cui versano le strutture. Una condizione che viene definita una vera e propria «questione meridionale» in un ambito più generalizzato di «emergenza nazionale».