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Studi e Analisi

Spesa delle famiglie per tributi e servizi pubblici locali nelle grandi città italiane

Martedi 27 settembre 2016, nella Sala della  Piccola Protomoteca in Campidoglio, è stato presentato lo studio sulla ’’Spesa delle famiglie per tributi e servizi locali nelle grandi città”.
 
Il lavoro quantifica la spesa delle famiglie per i tributi e per i servizi pubblici locali, evidenziando le politiche sociali attuate nelle nove principali città italiane: Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze e Bari.
Per stimare la spesa complessiva e disaggregata delle famiglie per i principali servizi locali (rifiuti, acqua, trasporto pubblico locale, taxi, sosta a pagamento e servizi scolastici, cui si aggiungono alcuni servizi culturali gestiti a livello locale) sono state identificate quattro famiglie tipo con diversi profili di reddito e di utilizzo dei servizi analizzati. La spesa è stata quindi calcolata per ogni famiglia e per ciascuna città applicando le tariffe e le agevolazioni locali vigenti.
L’anziano solo, con una pensione superiore ai livelli minimi (tipologia A); la famiglia composta da una giovane coppia con una situazione lavorativa precaria e una di disoccupazione (tipologia B); la coppia adulta benestante con un figlio studente alle scuole superiori (tipologia C); ed infine un quarto nucleo (tipologia D) costituito da una coppia adulta, con entrambi i genitori lavoratori dipendenti e due figli piccoli, di cui uno frequentante il nido e l’altro la scuola primaria a tempo pieno. Solo per Roma inoltre è stata misurata la variazione della spesa relativa alla famiglia D in caso di nascita di un terzo figlio (tipologia D1).
Nella spesa sono stati compresi i tributi locali (addizionale comunale e regionale Irpef, Imu e Tasi); inoltre le famiglie ipotizzate possiedono tutte una casa di proprietà diversificata per tipologia, rendita catastale e ubicazione.
Ciò che emerge dallo studio è che i cittadini romani spendono per i tributi locali (Irpef comunale e regionale) più di quanto mediamente speso nelle altre città campione, con soglie di esenzione relativamente basse. Infatti la famiglia D - che a Roma, nel complesso, detiene il primato per la minore spesa (- 16% rispetto alla media) - sostiene comunque il costo più alto per i tributi; ancora, per le famiglie A e B, l'Irpef regionale è seconda solo a quella delle famiglie napoletane; per la famiglia C è invece la più alta.
Fra i servizi pubblici locali analizzati a Roma, l’igiene urbana è il servizio che più penalizza tutte le quattro tipologie di famiglia (nonostante la lieve diminuzione degli ultimi due anni). Diversa la situazione per gli altri servizi (trasporto pubblico locale, asilo nido, servizio idrico) i cui costi sono nella media o inferiori, con tariffe ed agevolazioni che favoriscono gli utenti, in particolare quelli socialmente più deboli. Le tariffe dei taxi sono nella media per le corse urbane; per raggiungere l’aeroporto principale la spesa è invece superiore, a causa della distanza dal centro della città, ma il costo chilometrico rimane comunque nella media.
Per l’anziano solo (A), nonostante la componente tributi piuttosto pesante, l’ammontare della spesa a Roma è inferiore del 9% rispetto alla media del campione (con un’incidenza sul reddito del 7,7%, al quarto posto delle città più economiche, dopo Bari, Bologna e Firenze); l'abbonamento ridotto per il trasporto pubblico, la minor spesa per il servizio idrico e per i servizi culturali (soprattutto per il Teatro dell’Opera) controbilanciano, per questa tipologia familiare, la maggiore spesa per la fiscalità locale e per il servizio di igiene urbana.
La spesa della coppia di giovani in una situazione di disagio economico (B), a Roma è inferiore alla media del 6%. Come per l’anziano solo, anche in questo caso il trasporto pubblico a Roma è il servizio più sensibile alle situazioni di difficoltà (grazie all’agevolazione regionale che riduce del 50% il costo dell’abbonamento per Isee inferiore a 15.000 euro). Fra i servizi più vantaggiosi, il servizio idrico (al secondo posto dopo Milano) e la cultura. Milano, per questo profilo familiare, è la città più economica grazie alla ridotta spesa per l’acqua e per i tributi locali.
La spesa per imposte e servizi locali della famiglia C a Roma supera la media del 3%, ponendosi al quarto posto fra le città più care, ampiamente dopo Napoli, ma non troppo lontana da Genova e Torino. Considerando invece i soli servizi, Roma si trova in posizione mediana, con una spesa inferiore del 6% rispetto alla media delle altre città, grazie soprattutto a servizi meno cari come la cultura, la sosta e l'acqua potabile, mentre rimane elevata la spesa per rifiuti e trasporti.
Attraverso il profilo familiare D, 2 genitori e 2 figli, con una situazione economica stabile ma non prospera, è possibile comprendere come i comuni, attraverso le loro politiche tariffarie, possano sostenere più o meno le famiglie con figli piccoli. In questo caso la spesa della famiglia romana è la meno cara del campione, tanto da risultare molto inferiore alla media (-16%) grazie soprattutto ai servizi scolastici molto vantaggiosi (con particolare riguardo alla refezione scolastica, più economica che in tutte le altre città, -38% rispetto alla media, ma anche al nido, la cui spesa è superiore solo a quella di Genova) e al trasporto pubblico locale. La città più cara è Torino dove, per questa famiglia, solo la spesa idrica scende sotto la media.
Se la famiglia D avesse un terzo figlio (D1, due bambini al nido e uno alla primaria), a Roma la spesa complessiva risulterebbe ancora più bassa: il costo per i servizi scolastici e il servizio idrico (nonostante l’utilizzo maggiore) subiscono infatti una flessione verso il basso dovuta, nel primo caso, alla scontistica applicata alle famiglie con più di 2 figli e, nella seconda fattispecie alla minore tariffa applicata considerato il diminuito isee (per l’aumento di un componente).
In conclusione si può affermare che le politiche sociali a Roma sono attuate utilizzando lo strumento tariffario e finanziando le agevolazioni mediante il prelievo tributario. La spesa diretta per servizi di tutte le famiglie-tipo romane risulta al di sotto della media e comunque si tutelano i soggetti più deboli (famiglie con reddito molto basso e con più figli in età scolare) per offrire a tutti i cittadini una parità di accesso ai servizi pubblici locali. Per rendere però sostenibile la spesa delle famiglie si dovrà procedere, in tempi brevi, a una razionalizzazione dei costi in linea con l’effettiva applicazione dei fabbisogni e dei costi standard ai servizi pubblici locali.