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Roma sostenibile? Lo scenario delle Città elettriche d’Italia nel nuovo dossier Legambiente

Mercoledì 10 aprile, nell’ambito della manifestazione ExpoMove a Firenze, Legambiente in collaborazione con l’associazione per la mobilità elettrica MotusE ha presentato Le città elettriche, «il primo rapporto completo sulla mobilità a emissioni zero in Italia» che analizza i dati dei 104 capoluoghi italiani attraverso indicatori quali la disponibilità di mezzi elettrici, il tasso di motorizzazione, la presenza di piste ciclabili e modalità di sharing tracciando «una prima mappatura sull’offerta di mobilità a zero emissioni su tutto il territorio nazionale». Ma, nonostante alcune politiche già in atto (a Torino il Piano di mobilità sostenibile è stato adottato nel 2011, a Reggio Calabria nel 2017, Cagliari ha avviato le procedure per la redazione mentre a Roma, Napoli e Messina sono state approvate le Linee guida) e un tasso di motorizzazione in calo in quasi tutte le città, a farla da padrone in Italia è ancora una mobilità inquinata e congestionata che comporta stili di vita ormai insostenibili. In quella che viene definita non una “classifica” ma «l’inizio di una nuova rivoluzione nella mobilità urbana», Roma occupa il 47° posto con due indicatori ritenuti «particolarmente negativi o preoccupanti»: il 27% di accessibilità (sistema integrato di Tpl, sharing e bicicletta) e il 20% di spostamenti a zero emissioni (mezzi elettrici, bici o a piedi), lontana dalla “prima della classe”, Milano, dove la mobilità accessibile raggiunge il 64% e per il 52% del trasporto cittadino si utilizzano mezzi non inquinanti. Roma tuttavia conta un buon numero di taxi elettrici (30) e nella mobilità sharing, comprensiva di auto, scooter e bici, l’elettrico ha oltrepassato l’80% del totale. Preoccupanti anche i dati relativi alle isole pedonali (0,12 m2/abitante), alle piste ciclabili (129 Km) e ai percorsi ciclabili (1,27 m/100ab.): il ricorso all’auto privata (non elettrica) è a Roma ancora molto diffuso e nel 2018 sono stati 72 i giorni di superamento dei livelli di ozono, l’inquinante atmosferico che, dopo il particolato, «per tossicità e per i livelli di concentrazione che possono essere raggiunti incide maggiormente sulla salute umana» (così in un precedente dossier di Legambiente, Mal’Aria, presentato a gennaio 2019).
 
(studi e analisi, mobilità sostenibile, qualità dell’aria)