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Osservatorio delle città “vibranti”, pubblicati i nuovi risultati

Cultura e creatività: Roma guadagna tre posti ma è sotto la media per innovazione e occupazione, i punteggi più bassi su fiducia e tolleranza. L’8 ottobre la Commissione europea ha pubblicato la seconda edizione dell’Osservatorio della Cultura e della Creatività Urbana 2019 (Cultural and Creative Cities Monitor, la prima edizione è del 2017), uno strumento per monitorare e valutare le performance delle città europee con l’utilizzo di dati (comparabili tra contesto e contesto) sia quantitativi sia qualitativi, al fine di approfondire il ruolo della cultura nel benessere sociale ed economico delle città. Questa seconda edizione aggiornata riguarda 190 città in 30 paesi dell’Ue-28 (comprese Norvegia e Svizzera), scelte in un elenco di circa 1.000 città in base a uno dei seguenti criteri: città che sono state o saranno Capitali europee della cultura, che rientrano nella Rete delle Città Creative dell’Unesco (Roma vi rientra nell’ambito “cinema”) o infine che ospitano almeno un festival internazionale in maniera continuativa dal 2015. Le informazioni quantitative sono fornite da 29 indicatori relativi a 9 “dimensioni” le quali, a loro volta, riflettono tre macrofattori: vitalità (vibrancy) culturale, economia creativa e ambiente favorevole. I risultati di questa edizione aggiornata vedono ai primi posti, nelle rispettive fasce di popolazione, Parigi (XXL), Copenaghen (XL), Firenze (L) e la svedese Lund (S-M). Roma, che raggiunge un punteggio complessivo di 26,3 ed è 14a nella classifica delle città XXL (nel 2017 era 17a ), è ricordata, oltre che per siti e monumenti riconosciuti dall’Unesco, anche per la scena musicale e teatrale, per la presenza di luoghi e istituzioni quali l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e l’Auditorium Parco della Musica, oltre che per il museo d’arte contemporanea Macro di Testaccio nell’ambito della riqualificazione urbana di ex aree industriali. Roma è anche ricordata come quarta capitale della moda dopo Milano, New York e Parigi secondo la classifica del Global Language Monitor 2009. Il punteggio migliore (41,1) Roma lo riceve per l’indicatore “lavori basati su creatività e conoscenza”, superando la media del 38,9, in particolare per l’occupazione nell’ambito delle arti e dell’intrattenimento (68,1), mentre gli altri due sottoindicatori “lavori nei media e comunicazione” e “lavori in altri settori creativi” restano sotto la media con, rispettivamente, 32,7 e 22,4. Le “dimensioni” nelle quali Roma si attesta sopra la media sono quelle relative al turismo (numero di pernottamenti, visitatori dei musei), alla presenza di gallerie d’arte e cinema e al paesaggio, mentre resta indietro negli altri Osservatorio delle città “vibranti”, pubblicati i nuovi risultati settori: soddisfazione per le strutture culturali, proprietà intellettuale e innovazione, progettazione e sviluppo di nuove imprese nel campo dei new media, arte, intrattenimento e altri settori creativi. La Capitale registra un punteggio basso anche per la dimensione “ambiente favorevole”, dove si ferma a 21,1 rispetto alla media del 32,5: ad abbassare i voti sono in particolare la qualità del governo della città (16 rispetto alla media di 50,2), i collegamenti locali e internazionali (31,2 vs 36,6) e l’apertura, la tolleranza e la fiducia. In questo ambito, in particolare, “pesano” i bassi punteggi attribuiti alla fiducia della popolazione (6,7 vs 33,2) e alla tolleranza verso gli stranieri (3,7 vs 39,2). 

Link di riferimento:
Indice delle città culturali e creative 2017
Indice delle città culturali e creative 2019
Roma, prestazioni complessive